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Mi avete provocato

Mi avete provocato. Ma l’argomento è troppo importante. Non posso che seguirvi.
E’ bello scoprire che un articolo, pensate un po’, scritto per Novella 2000... giornale su cui sono orgogliosissima di scrivere, visto che è stato così intelligente e coraggioso al punto di dare spazio, tra un gossip e un altro, a contenuti travestiti di leggerezza. E’ la valigia che da anni mi porto dietro. GRAZIE a Novella 2000! Non di aver dato spazio a me (e comunque ringrazio anche di questo), ma di aver dato spazio ai “pensieri”.
Sul giornale, che è un luogo diverso, non si è aperta una discussione così partecipe, anche perché lì, giustamente gli spazi sono gestiti diversamente, ma se anche ha solo portato un soffio nuovo nell’anima di qualcuno che lo legge, io sono felice.
PARLIAMO DI DIO. Cosa ci aspettiamo che sia?... IO credo che per noi sia qualcosa di quasi INCONCEPIBILE nel vero senso della parola... anche se non c’è... Io non ho risposte e non credo a quelle di nessuno. Perché temo che ognuno si costruisca di Dio l’idea che gli serve. Siamo “miseri” soprattutto di fronte a Dio. Miseri e meravigliosamente VIVI. L’unica cosa di cui sono certa è che Dio ne sa una più del diavolo tanto da sapere perfettamente che senza diavolo non ci sarebbe stata vita. Infatti lo ha creato lui, poi il diavolo sarà pure diventato cattivo, ma lo ha creato lui, Dio. Il dolore, l’orrore, nella vita ci sono. Non perseguiremmo nessuna giustizia se non assistessimo all’ingiustizia tutta intorno a noi, come Megan Gale. Il punto è che qui non si sa proprio un bel niente... al massimo qualche illazione... Perché la vera sfida della vita e sta proprio lì la vita, è quella di trovare il coraggio di vivere portandosi dietro ognuno il proprio carico, nonostante non si sappia dove andrà a finire questo carico e noi che lo portiamo. Ed è nel momento in cui accettiamo questa sfida che diventiamo “immortali”.
Perché scegliamo di creare. Di essere una piccola, misera, forma di Dio (nel senso di colui che crea) nello spazio della nostra vita.

Commenti

Mamma mia che argomentone... se ne potrebbe parlare per secoli (e non lo stanno facendo infatti da secoli?), senza per questo venirne a capo!
Ma non è forse questo il punto? Oltre a trovare il coraggio di vivere come dici tu? Se si sapessero tutti i perchè e i per come, non ci sarebbe più la sfida, ne la crescita, ne la vita stessa! Se questo Dio c'è, penso anche io che abbia creato lui stesso il suo antagonista piu' potente, gettando così le regole di base BENE e MALE.
Chiaramente da bravo Dio quale è, ha insegnato al Diavolo tutto quello che sa... ma non tutto quello che sa... Lui! ;-)

Bella argomentazione...non sapevo che scrivessi anche su novella 2000 (a testimonianza del mio odio inaudito per la classe dei parrucchieri!). Io credo, ma non pratico; anzi pratico realmente ma senza praticare in chiesa ogni domenica. Per me dio e nella faccia di tutti quelli che incontro per strada e anche nella vita che come dici tu accetto di vivere ogni mattina alzandomi faticosamente dal letto.E' lo stesso dio che sveglia tutti alla stessa ora per far si che io non mi senta sola sul raccordo ogni mattina e che riesce a crearmi fila di *creativi alla guida* quando ritorno stremata dall'ufficio!!!!
Seriamente Dio per me non e' universale...dio e' come hai scritto nell'altro articolo e' la percezione che noi abbiamo dell'ignoto che per ognuno e' personale (detto alla maniera contemporanea e' customizzato)...il mio dio e' quello che sento vicino a me ogni giorno e che mi guida e mi supporta nell'essere praticante non a parole ma a fatti, indipendentemente da chi ha bisogno di me. E' quello a cui nei momenti di sconforto raccomando la mia anima e quella delle persone a cui voglio bene o a cui mi sono affezionata.
sei forte Cinzia non cambiare mai :)

Hai proprio ragione: Dio è l'idea che ci serve! Deve essere per questo che è stato inventato :-)
Io sottoscrivo quello che hai detto: per me Dio è inconcepibile...talmente tanto che ho finito per diventare atea. Io così vivo meglio. Perchè mi sembra che per vivere o soffrire non ho bisogno di Lui. La vita e il coraggio di vivere secondo me ce li abbiamo a prescindere (oddio il coraggio forse lo si impara o ce lo regalano strada facendo con tanto amore). Se no come faccio a spiegarmi la gente che muore di fame in Africa eppure sa ridere?
Per me Dio è la vita stessa, piena di tutto, che è il nostro scopo e il nostro mezzo.

Ma Dio non siamo tutti noi, o meglio tutti noi non siamo una piccola "scheggia" di quel Dio che immagino da qualche parte lassù che ci guarda sornione (perchè Lui solo conosce il nostro "meccanismo" e quello per cui ci ha creato e che ci piaccia tanto o poco...non conta : quello per cui siamo stati programmati dovremo portarlo a termine). Il "libero arbitrio" (?) consiste solo nell'"accettare amorevolmente" o nell'inc...rsi" (ma la seconda opzione non rende molto felici). Sornione dicevo, a volte forse anche preoccupato perchè con quello che riusciamo a combinare sul nostro pianeta penso che anche Lui rasenti "l'umana preoccupazione": non Gli saremo scappati un po' di mano... Bisogna avere il grande coraggio della Fede e sperare nella Sua infinita pazienza e misericordia! Grazie Cinzia per il tuo blog!

Ciao, Cinzia bella.
Anche io vorrei dire la mia in proposito.
Credo in Dio, o, per meglio dire, molto umilmente credo nell'idea di Dio.
Tuttavia non credo nella Chiesa, nei suoi ministri e in tutta la categoria in questione...
La chiesa non va al passo coi tempi e in questo modo non fa altro che allontanare "clienti" anzichè acquisirne.
Per ora interrompo, anche se non basterebbero fiumi d'inchiostro...
Un bacio forte, Cinzia bella....

Cinzia il tuo pensiero mi piace molto...potrei quasi ricredermi...ma IO credo che qualcosa di superiore ovviamente c'è...ma secondo me non è il Dio cristiano o indu o mussulmano che tutti immaginano...però sono davvero affascinato dal tuo pensiero...vorrei saperne di +!
BELLA Cììììì bacio ^_^

Speriamo che il dibattito continui perchè è veramente interessante sapere che rapporto abbiamo con quel mistero necessario alla vita stessa. Non sono praticante, lo ripeto e neanche credente convinta. Non ho convinzioni e sopporto con grande dolore le assurde contraddizioni dell'esistenza ma cerco di rompere i coglioni al resto del mondo il meno possibile. Quando la vita mi ha ferita e lo ha fatto gravemente non ho inveito contro nulla e meno che mai ho domandato a Dio perchè proprio a me. Ne ho viste di tutti i colori e le due emorragie cere brali avute 13 anni fa a causa di un aneurisma (una malformazione congenita della parete arteriosa) non sono state facili, ma grazie a Dio essendo veramente allenata al dolore ho preso in mano la mia paralisi e l'ho combattuta per anni fino a quando non l'ho risolta e il risultato è che adesso ho una preparazione fisica atletica e sono più bona di prima. Non credo che Dio spinga dei pulsanti per affamare metà del mondo e far vincere al lotto l'altra metà. Non siamo a Disneyland. Stiamo solo vivendo. Dio con tutto questo, temo che non c'entri. Credo e ripeto CREDO soltanto, quindi suppongo che a DIO interessasse la vita a qualunque costo. Il costo è il dolore ossia l'ingiustizia. Che ci si creda o meno bisogna sapercisi confrontare e sappiamo tutti quanto è difficile. Per questo amo gli altri. Perchè riconosco la similitudine che ci rende "fratelli"del prezzo altissimo che tutti chi più chi meno(che importa) dobbiamo pagare. Ma riconosco anche la BELLEZZA, la gioia dei risultati di un impegno,per questo amiamo il calcio e le olimpiadi perchè rappresentano la vittoria dell'uomo sull'ignoto,sull'impossibile. Grazie delle belle risposte e della partecipazione. Non so se ricordate la meravigliosa canzone di Gaber uomo meraviglioso che mi ha dato tanto con i suoi spettacoli,che diceva ....."La libertà non è star sopra a un albero,.... non è neanche il volo di un moscone .... la libertà non è uno spazio libero .... LIBERTA'E'PARTECIPAZIONE. Con voi mi sento LIBERA fratelli ciaocinzia

leggendo questo articolo e tutti i commenti mi sento un po' meno sola nell'opinione che alla fine Dio e la fede sono qualcosa di nostro e personale, che non necessita di intermediari, ed alla fine è "solo" un modo che abbiamo per darci le risposte su ciò che ci è ignoto, ed ogni Dio riflette appunto le diverse "richieste": un filosofo diceva che "Dio è lo specchio dei popoli".
data la mia opinione (forse poco chiara) su Dio & affini, vorrei dire una cosa a te: fino a qualche mese fa non avevo quasi idea di chi fossi, ti avevo sentita nominare ma mai vista in modo consapevole. poi un mio amico mi ha parlato di te e mi ha portato al tuo spettacolo, ed io lo ringrazio perchè davvero mi ha avvicinato ad una persona splendida come te, che ha la forza di affrontare ciò che le capita con dignità ed a testa alta, ha il coraggio di dire quello che pensa senza peli sulla lingua, e soprattutto ha la dote di farlo in un modo che ricalca alla perfezione la definizione di "umorismo" data da Pirandello: il tuo è un modo di rilevare quello che c'è di "storto" in quello che vedi/vediamo, e di raccontarlo in un modo che fa ridere a primo acchitto, ma che dà tanto da riflettere. e, credimi, c'è proprio bisogno di spunti di riflessione un po' meno violenti da quelli che ci vengono dal tg, c'è bisogno di farlo ridendo, ma profondamente colpiti nell'anima.
continua così, e la prossima volta fai uno spettacolo più lungo, perchè un'ora e mezza con te è davvero riduttiva! un abbraccio.

Davide,ho detto la stessa cosa che dici tu che non credo alle risposte religiose degli altri, di qualunque religione esse siano. Come diceva il grande Corrado Guzzanti: la risposta è dentro di te ..... sì vabbè ma è sbagliata ..... Gustiamoci il fatto di poterne parlare liberamente insieme come già stiamo facendo BRAVI. Siamo BRAVI. Non ci tiriamo indietro. BRAVI cinziavostra

Accidenti non è per nulla facile parlare di Dio, ma mi è piaciuta molto una frase che ha usato stasera Benigni intervistato da Bonolis sul senso della vita. Non importa se c'è o no una vita dopo la morte, la solo cosa certa che di sicuro c'è questa vita e che va vissuta pienamente. In effetti il dopo è una speranza...la gioia che possiamo dare e ricevere oggi, ogni giorno, è la risposta concreta alle brutture del mondo. La sola che conosciamo.

Spero proprio che "dopo" non ci sia un'altra vita... me vorrei tanto riposà da questa! :-)

Ah! La Libertà, qui si apre un altro argomentone...Spero che prima o poi si possa sviluppare un post anche su questo.
Buona giornata!

Ah Cììììììììì
te lo dico in dialetto ciociaro:

SI PROPRIA LA MEJ!!!!

Ormai sto a "rota". Siete peggio di uno spacciatore. Torno a casa e mi connetto per vedere se mi avete scritto e che cosa mi avete scritto. Il punto è che con voi mi sento meno sola e sò così contenta che si possa parlare no di ristoranti, massaggi,lampade abronzanti, e trattamenti rilassanti ..... ma di vita.Fighissimo l'intervento di Benigni ieri sera e fighissimi voi che vi arrapate se cito la parola "libertà" ciaocinzia

Madonna cì anche tu ci fai sentire meno soli e siamo felicissimi di averti trovata...e siamo felice di discutere con te di argomenti seri...parlo io ma penso di esprimere il pensiero di tutti!
6 GRANDE CINZIA CONTINUA COSì NON LASCIARCI MAI
baci dAVIDE

Io penso che la religione dovrebbe essere una guida, uno strumento per incamminarci proprio nella strada della Libertà (perchè solo essendo liberi possiamo trovare ed ESSERE noi stessi)..la religione d'oggi (soprattutto ahimè quella cattolica vaticanista) è un insieme di dogmi volti a restringere il nostro IO la nostra essenza più profonda e questo mi fa paura..La religione è per definizione un insieme di dogmi (non a caso la nostra si basa sui 10 COMANDAMENTI).. se sono regole è quindi l'antitesi della libertà perchè per rispettarle devo per forza (e nessuno può negarlo) modificare o comunque condizionare il mio ESSERE..Io non voglio regole, voglio essere libero rispettando la libertà di chi mi è vicino, ma la religione non me lo peremtte, mi "illude" di essere COMANDATO in terra per vivere bene un domani nell'aldilà..e se poi è tutta na presa in giro e non so libero nemmeno di là che faccio vivo due vite senza essere libero..Oddio me sta prende un pò d'ansia..meglio che inizio subito, non se sa mai..Comunque viva la LIBERTA', purchè lo sia di tutti..

Cinzia mia scusa dello sfogo..ma mi andava di sfogarmi un attimo
Ma perchè la libertà è solo una parola UTOPICA??
Luca L

L'UTOPIA E' LA PARTE PIU' VERA DI NOI .... se no non ci alzeremmo neanche dal letto la mattina e LA LIBERTA' certo che è un utopia, una perenne aspirazione, perchè per essere LIBERI non basta liberarsi dai condizionamenti della religione tocca liberarsi pure dai nostri quelli che ci proponiamo da soli

eh si la libertà è davvero un UTOPIA tutti la cerchiamo ma purtroppo nessuno cel'ha completamente è così che va...ormai mi ci sono rassegnato io!

L'importante è cercarla, quella è la libertà è la continua rottura degli schemi per rompere i rifugi nei quali ci nascondiamo per non fare le cose. la libertà è il coraggio di non sentirsi liberi e quindi di liberarsi per "essere liberi"

Ho sempre creduto che la spiritualità non si esprima nel culto.
se solo tutti noi ci impegnassimo di più ad essere credibili più che credenti, la visione "disneyland" di Dio diventerebbe qualcosa di più soggettivamente oggettivo.
I filosofi sono secoli che si interrogano su Dio e su ciò che per noi è o dovrebbe essere.
La maggior parte delle volte ci interroghiamo sulla responsabilità di Dio circa gli eventi,i dolori, le tragedie esimendoci (in maniera molto nobile oserei dire) da quelle che sono le nostre di responsabilità.
L'uomo ha un potere immenso,chiamato libertà.
E' troppo facile la visione del Dio pronto all'uso,del Dio che entra in gioco quando noi entriamo nel limbo della disperazione,quando noi ci troviamo di fronte ai limiti/errori umani e terreni e preferiamo affidarci ad un miracolo piuttosto che guardare la realtà.
In questo Dio è anche una grande "evasione"....
e veniamo alla libertà....parola sempre più sotto attentato (vedi cosa sta accadendo in Cina dove nemmeno si può più pronunciare),la canzone di Gaber non solo la conosco ma la condivido.
La libertà rischia di diventare un impegno immenso in una società troppo cieca,troppo piena di alibi,troppo corrosa da paure,da farsi carico della propria libertà...e perchè no delle proprie responsabilità.
Ed ecco perchè ci sarà sempre un Dio per coprire le umane debolezze o le umane virtù.
E' più facile avere un Dio pronto all'uso.
un po' come un genio della lampada.
senza sè.senza ma.

Sul fatto che il tuo blog possa far venire la dipendenza...si e' cosi'...
Pero' e' una bella dipendenza...dovuta ad un qualcosa che non si ferma allo scambio di convenevoli, ma bensì di contenuti.E questa e' la parte piu' bella che il mondo di internet ovvero che ti da la liberta' di confrontarti con gli altri...anche se con la populizzazione dell'era digitale questi spazi sono sempre piu' rari....ma ci sono ancora!!!!!!
tornando all'argomento principale...secondo me il vivere in funzione di un'aldila' non e' vivere...la liberta' di vivere un culto inizia e finisce da quel margine sottile che fa si che sia esempio di un buon vivere ma che non diventi un sopruso sugli altri. in parole piu' semplici che uno creda o non creda, che il culto indichi una strada invece che un'altra...l'importante e' che non sia un'obbligo seguire la stessa disciplina per convivere. se tutti prendesso coscienza di questa cosa, secondo me perderemmo molto meno tempo a classificarci..
detto poi da una che ha sviluppato la teoria della donna panchina....ma questo e' un'altro post...:) ciao e buona giornata a tutti!

Interessantissime osservazioni quelle di Giulia e di Simona, ma c'è bisogno di un nuovo post .... mò ce penso .... Tutti molto fighi comunque ma non inteletualizziamoci troppo se no ci perdiamo ..... Cinzia ...... e tanto ...... vi ritrovo .... aricinziaciao

Non so se Dio esiste, però a volte, quando ho passato momenti terribili, mi è sembrato che pensare che ci fosse, mi faceva stare meglio. Mia mamma dice spesso, prega, prega Gesù che ti aiuti. Io non prego ne Dio, ne il figlio di Dio; perchè se Gesù, il figlio di tale Padre, si è fatto mettere in croce soffrendo quello che avrà sofferto, come posso io, misera tapina raccomandarmi a lui,non ha già sofferto abbastanza, devo farlo soffrire ancora con le mie miserie? Penso che il suo soffrire, abbia segnato la via da seguire: ognuno di noi, ha il suo fardello da portare, con poco o tanto dolore, affrontadolo, ne consegue una crescita interiore. Cerco allora in me stessa la forza di reagire di andare avanti giorno per giorno. Non è facile lo so, mia madre con le sue belle preghiere si sente così in pace, a volte la invidio.A volte invece mi arrabbio con Dio, mi chiedo dove se n'è andato.Quando vedo eccidi, guerre, ingiustizie.Quando mi sono ammalata di allergia a tutto ciò che è chimico e i medici mi hanno abbandonata, senza una diagnosi e senza assistenza. Senza una parola buona. Per questo, ho dovuto abbandonare il mio lavoro, gli amici, la vita sociale, la mia casa, e ritirarmi, "per fortuna", in una casa in mezzo ad un bosco.Qui, "grazie a Dio" l'aria è respirabile.Beati coloro che hanno la certezza che Dio esiste, senza mai porsi domande o dubbi.L'esistenza di un Dio, è nella mente degli uomini fin dai primi bagliori della vita umana. Forse è la paura del grande buio, la paura di perdersi nel nulla,che ha accolto nei millenni gli esseri umani.La speranza di un Dio,è accompagnata dalla speranza di un'altra vita, quindi a una forma di continuità, ad un non perdersi.Anch'io ho paura del nulla, fin da quando ero una bambina. Cerco di ignorarlo, ma ogni tanto, la sera, a letto ci penso e allora spero che lassù, ci sia davvero un Dio. Il diavolo se esiste, è quello che ci è più vicino, quello che è felice nel constatare che, l'nvidia, l'odio, il voler vincere a tutti i costi, gli egoismi etc.sono il pane quotidiano dell'uomo. Stà in noi, trovare la forza di essere migliori, di scacciare questi elementi negativi.Non è facile, essi fanno parte del nostro essere uomini e donne con le loro fragilità. Superarli però, oltre a renderci migliori, ci fa più vicini al concetto di Divino, inteso come superamento delle bassezze umane.

Dio c'.
Dio c' e mi ama immensamente. Si sente, lo si avverte...
Ho (quasi) 25 anni e, da sempre, sono credente. Cosa ancor pi scandalosa sono praticante!
Fin da piccolo ho fatto questa scoperta: Dio amore, Dio mi ama.
Dapprima questo mi veniva detto, raccontato da altri. Sull'esempio di questi ho messo in pratica il cristianesimo. Cio? Messa la domenica e preghiere la sera? Beh, questo si, vi dir... a messa ci vado 3/4 volte la settimana! No, il cristianesimo una roba seria e moooolto concreta. Dio Amore e ama di un amore ineffabile. Il Figlio, che amore, ama in modo infinito, tanto da morire. Il cristiano altro non fa che corrispondere all'amore di Dio con amore per Dio e per il prossimo. Per questo, ogni giorno, cerco di superare il mio piccolo io per tuffarmi nel tu, amare amare amare! Amare i compagni in universit, i professori, gli amici, i nemici. Amare tutti, chi incontri per strada... amare concretamente, fare tutto per amore.
Questo il cristianesimo. Amando, si scopre che le promesse evangeliche si realizzano... "date e vi sar dato", "beati i miti". Vivendo, pezzo per pezzo, il vangelo se ne scopre la verit.
"Dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro". E' incredibilmente vero: ho sperimentato mille volte la presenza di Ges quando, con altri, ci siamo impegnati ad amarci vicendevolmente nella misura che Dio stesso vuole (amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi). Si avverte chiaramente, Lui l: non il suo ricordo, non il suo fantasma, no! E' lui, nella sua persona, in mezzo a noi e accanto ad ognuno.
Io ho una formazione scientifica (sto per laurearmi con una tesi in genomica funzionale), per cui ho poca pratica col pensiero astratto. Io non credo al Vangelo (e alla Chiesa che Ges stesso ha fondato) perch ho un teorema che mi convince, ma perch ho provato sulla mia pelle che tutto vero. Io conosco personalmente Ges, per quello difficile dire che credo: io so che Ges vivo e presente nella storia, lo conosco di persona!

La cosa pi bella che io mi sento massimamente libero quando riesco ad amare, paradossalmente quanto pi severamente osservo i legge di Ges, tanto pi mi sento libero.

cinzia aspettiamo impazienti il nuovo post...siamo in attesa di nuovi argomenti ^_______^

GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.IT

Finalmente liberi!

di Antonello De Pierro

Era ora! La legge che pone fine all’obbligatorietà del servizio di leva è finalmente una realtà. Termina così la girandola di amarezze e delusioni che la stragrande maggioranza dei nostri giovani, chiamati ad assolvere gli obblighi di leva, è stata da sempre costretta ad incassare, perdendone abbondantemente il conto. Il festival dell’ingiustizia, delle assegnazioni e dei trasferimenti incredibili, decisi al tavolo delle raccomandazioni e dei clientelismi, senza nessuna logica o pudore di sorta: soldati spediti da Palermo a Udine, braccia “rapite” dallo Stato a famiglie bisognose, e rampolli privilegiati, parcheggiati nell’ufficio dietro casa. Il Rubicone della vergogna, attraversato sfacciatamente dai burattinai degli uffici di leva e delle caserme, muovendo inesorabilmente i fili del destino di ragazzi impotenti, spesso sacrificati sull’altare di frustrazioni personali dei superiori, finalmente sta per prosciugarsi. La “pacchia” dei graduati, abilissimi nel sottomettere giovani inermi, facendosi scudo con le opinabilissime leggi militari, che schiacciano, marciandoci sopra con i cingoli, la loro dignità, inizia a intravedere il tramonto. Chi pulirà le caserme, i “cessi” putridi e puzzolenti, le stanze e gli uffici degli ufficiali e dei “marescialloni” spocchiosi? Chi spazzerà i cortili per ore, spettacolo preferito dalle pupille dei graduati, attenti affinché venisse raccolta anche la “cicca” più minuscola (ottimo esercizio per chi avesse voluto impiegarsi come operatore ecologico al termine del servizio di leva, ma perfettamente inutile per la formazione di un soldato)?Chi impartirà lezioni gratuite di latino, greco, matematica o fisica ai figli “somari” di colonnelli e generali, quando il ragazzo laureato preferirà affrettassi a trovare qualche spiraglio nel muro di gomma del mondo del lavoro, piuttosto che seppellire un anno della sua vita nello squallido grigiore di una caserma? Particolarmente difficile appare in questi giorni penetrare quel guscio di riservatezza, che protegge come un’armatura l’universo militare dal mondo dei civili. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha dribblato con sorprendente abilità la richiesta di un’intervista da parte del nostro giornale. Ma noi, che non amiamo assolutamente mettere il morso alla nostra inarrestabile voglia di verità, non possiamo sorvolare su gravi episodi legati alla moritura “naja”, nutrendoci al banco della nostra esperienza diretta, dove troviamo ricordi che ancora passeggiano vivi nella nostra memoria. Come possiamo non toglierci il sassolino dalla scarpa, foderandoci gli occhi con il prosciutto, di fronte alla verità che preme per scivolare tra le righe di un foglio provvisorio di giornale? Per ognuno un film lungo un anno e con all’incirca lo stesso copione, fatto di angherie, soprusi, arbitrarie privazioni della libertà personale. Un anno trascorso vivendo di nulla ai margini del nulla, con la rassegnazione pronta a spegnere immediatamente qualsivoglia ruggito di vitalità. Finalmente si volta pagina. Agli occhi di chi scrive la memoria mette a fuoco fotogrammi spaventosi. Ragazzi avviluppati dalla spirale del sistema militare, privati della volontà, della dignità stessa di esseri umani, ridotte a puro sussurro. Costretti a subire turpiloqui e ingiurie a più non posso, senza la possibilità di reagire; a mangiare con le mani e ad elemosinare un bicchiere d’acqua nella desolazione dell’Ospedale Militare di Firenze; a dormire con cinque coperte e cinque maglioni in gelide camerate senza riscaldamento (naturalmente nelle camere confortevoli degli ufficiali il caldo era insopportabile); a subire incredibili atti di “nonnismo”, a fare flessioni sulle braccia, portando il naso a due dita da una nauseante quantità di “merda”, troneggiante in bella mostra sul biancore di una “turca”. E molto altro congelato nei file mnemonici degli sventurati protagonisti. Spesso qualcuno più debole non ha retto e ha deciso di chiudere i conti con la vita prima del congedo. Con sorprendente rapidità, sugli scandali sanguinolenti, è sceso sempre puntualmente il velo del silenzio e dell’omertà.
Tutto ciò sarà presto finito. Finalmente!

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