"Poveri in giacca e cravatta si sentono falliti e si ammalano"
Sul sito di “Repubblica” di dieci giorni fa, circa, ho letto questo interessantissimo articolo, che comincia a rivelare con evidenza, le conseguenze psico-emotive di un sistema capitalistico sfrenato, intriso di cinismo, di competitività, e mai sostenuto, a livello comunicativo da un minimo di buon senso e di onestà intellettuale.
Ve lo ripropongo per sollevare non gli animi, ma, spero, una serie di riflessioni su quello che ci gira intorno e dentro la testa.
"Soprattutto uomini, tra i 40 e i 55 anni. Sono i nuovi poveri italiani in
"giacca e cravatta ", vittime del disagio economico del nostro Paese che li
fa sentire falliti. Una condizione psicologica rischiosa che provoca ansia,
depressione, isolamento e attacchi di panico. A parlare dello stato dei
"poveri in giacca e cravatta" e' Paola Vinciguerra, Psicoterapeuta.
"Il problema e' il denaro sul quale si e' investito troppo ma che
oggi ha perso il suo potere di acquisto - I soldi
diventano un catalizzatore di emozioni, paure, nevrosi che di volta in volta
possono sfociare in comportamenti irrazionali". "Nei nostri centri -
prosegue la Vinciguerra - arrivano uomini e donne che manifestano disturbi
chiari: attacchi di ansia, di panico, depressione o con disturbi come
gastriti, emicranie muscolotensive, cervicale. Sono persone che per mesi
hanno cercato in modo ossessivo di far fronte ai problemi legati al disagio
economico per paura di non arrivare a fine mese, per paura di non poter
garantire ai figli il meglio". "I poveri in giacca e cravatta sono una larga
schiera di individui - dice Paola Vinciguerra - Sono afflitti da un grande
senso di fallimento. Il piu' delle volte, all'inizio, si nascondono dietro
ad un precario riparo fatto di apparente rispettabilita', anonimato,
vergognosa e sfuggente discrezione. Dietro questa apparenza l'individuo si
sente un diverso, un incapace di vivere normalmente. Tende quindi ad
isolarsi e chiudersi nel gruppo protettivo della famiglia, distaccandosi dal
sociale che viene vissuto come minaccioso creando stadi profondi di
insicurezza, inadeguatezza, solitudine interiore. Si tratta di danni sociali
che sviluppano il progredire della societa'"
"Quello che possiamo fare -
conclude la Vinciguerra - per combattere il disagio sociale che sta
emergendo e', prima di tutto, cercare di non vergognarci di uno stato che
non esprime una nostra incapacita' personale ma solo un momento di
difficolta' sociale al quale dobbiamo opporci in maniera combattiva e non
sottraendoci come se fossimo i vinti. Questo non ci farebbe entrare in ansia
e depressione ed avremmo cosi' a disposizione energie utili per capire come
poter divenire piu' produttivi, e dove e' necessario rendersi conto che siamo noi gli attori e forse anche i registi della nostra vita".
Mi permetto di concludere questo strano frullato di post(scritto in minima parte da me e in buona parte dalla Vinciguerra) sostenendo sinteticamente che nella vita i SOLDI SERVONO DI SICURO. MA SERVONO ALTRETTANTO E FORSE DI PIU’ I COGLIONI . CHE PURTROPPO CON I SOLDI NON SI POSSONO COMPRARE. SI POSSONO SOLO” GENERARE” CON LA TESTA. LA PROPRIA. Quando mi compro le palle della Lindt, quelle definite con la “scioglievolezza”, dico sempre: “Mi dia un po’ di palle di cioccolata và … che ormai purtroppo sono le uniche “palle” vere che si possano trovare in giro. " .....Speriamo che c’ho torto …